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lunedì, 12 maggio 2008

aiuto alla maternita', non al diritto di aborto

VOLONTE', parlamento lavori su aiuti maternita' 11 maggio
 
(ANSA) - ROMA, 11 MAG - ''Bene Napolitano su maternita', ora auspichiamo ampio dibattito in Parlamento in vista del Dpef. Separare maternita' da tassazione famigliare, slegare la maternita' dal lavoro sono zavorre retrograde che umiliano femminilita' e matrimonio''. Lo dice Luca Volonte', deputato dell'Udc, in una nota.

''Dal governo Berlusconi e dai ministri interessati - prosegue l'esponente del partito di Casini - speriamo vengano quei segnali di disponibilita' al confronto che dal Family Day di un anno fa sono mancati. La nostra proposta e' limpida, il modello di fiscalita' familiare e di conciliazione lavoro-cura tedeschi, accompagnati dalla liberta' di scelta educativa, valorizzano la famiglia e la responsabilita' dei genitori''.

''Apriamo un confronto e cogliamo l'occasione della lettera di Napolitano per superare l'emergenza drammatica che sfascia le famiglie italiane e impoverisce il Paese''.

postato da: udcbonatesopra alle ore 15:29 | link | commenti
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aspettiamo con pazienza

Nei prossimi mesi verificheremo le promesse della maggioranza, la solidita' dell'opposizione di sinistra al suo interno: siamo gli unici in questo momento a non aver nulla da perdere.

Due coalizioni elettorali alla prova dei fatti. Ma bisogna attendere con pazienza.

Lo sforzo del Centro e' di consolidare la propria presenza con proposte chiare al governo, dimostrando la capacita' politica del terzo polo nazionale.

Da un lato una maggioranza che vede vigilante dell'unita' nazionale la destra interna contro i tentativi prossimi della Lega di forzare la mano.

Dall'altro l'utilizzo strumentale (non riuscito per ora  in campagna elettorale) -da parte della sinistra del PD- dell'area moderata presente nel partito: non si puo' non notare che le posizioni di coordinamento nella periferia sono state date a persone immagine per cogliere  consensi al centro, mentre le decisioni stanno in mano fermamente agli uomini della sinistra storica.

L'UDC proseguira' sulla sua strada  nell'interesse del paese facendo si che venga attuato gran parte del proprio programma incalzando la maggioranza di governo non sulle critiche ma sulle proposte: piu merito nella scuola, piu' indipendenza energetica sfruttando il nucleare, piu' famiglia con la detassazione dei redditi familiari, piu' sicurezza (vedremo al varco il ministro Maroni), piu' vita: nessuno di questo parla pero'....

I cespugli dei due schieramenti potranno sganciarsi quando vogliono e ricattare i propri alleati: Di Pietro lo ha gia' fatto la Lega non tardera' a farlo (e Berlusconi rimpiangera' quanto ha detto dell'UDC.. solo la Lega ha tradito e lo potra' fare ancora).

A Bergamo abbiamo un record di parlamentari dell' Hinterland di Bergamo , sapranno fare squadra o faranno i propri interessi di parte in vista delle scadenze amministrative del prossimo anno? O peggio dopo le uova d'oro,  ministerialmente si addormenteranno in una osteria romana dimenticando la polenta per un piatto d'abbacchio e un buon bicchiere di Frascati?

Vedremo: i fatti questa volta non faranno sconti e la gente potra' mandarli a casa. Se faranno bene li ringrazieremo anche noi, anche se abbiamo una idea diversa.
postato da: udcbonatesopra alle ore 15:00 | link | commenti
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lunedì, 05 maggio 2008

Art.2/ difendere la persona fin dal concepimento


di Vittorio Possenti

imagesEsiste accordo sull’influsso del personalismo comunitario nella redazione della nostra Carta costituzionale. L’esito di sessant’anni fa fu felice e insieme fortunato, poiché anche allora l’idea di persona era soggetta a intense tensioni, e anche allora - come oggi - non pochi sostenevano: «noi non sappiamo affatto che cosa sia la persona umana». Nonostante l’accelerato sviluppo delle scienze umane, sentiamo la mancanza di un’adeguata conoscenza dell’uomo, di una vera sapienza dell’umano. Per riprendere il problema del nesso tra principio-persona e Costituzione italiana occorre rivisitare alcuni nodi storici e filosofici. Nei primi decenni del Ventesimo secolo accadde un’eterogenea simbiosi di positivismo scientistico e di esistenzialismo proveniente dalla crisi dissolutiva del razionalismo metafisico e dell’hegelismo. Si realizzava perciò un ambiguo incontro fra una razionalità pubblicamente attestabile e proceduralmente modulata, e il problema della scelta ultima, privata e irrazionale dei valori, secondo la previsione di Max Weber sulla sdivinizzazione e sulla gabbia di acciaio della razionalità strumentale. La neutralità rispetto al valore sostenuta dalla razionalità di tipo scientifico si accostava estrinsecamente all’irrazionalità e al politeismo dei valori propria della seconda linea, in una mescolanza in cui era in linea di principio impossibile trovare un esito. In consapevole alternativa a questo quadro vennero sviluppandosi a partire dagli anni Trenta del Novecento varie scuole di indirizzo personalistico, miranti alla riscoperta e alla tematizzazione della persona, che ebbero considerevole rilievo nel pensiero mondiale. L’essor planetario dei totalitarismi, veicolanti massificazione e schiacciamento della persona, contribuì per la sua parte all’esito, creando un clima in cui la sua difesa apparve urgente compito della politica. In merito un punto di svolta è la Carta delle Nazioni Unite nel cui Preambolo si parla di dignity and worth of the human person; un altro sta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), il cui lessico impiega il termine «persona». In quello stesso torno di tempo tale termine entra in diverse Costituzioni. Alla metà del secolo scorso la situazione del personalismo pareva dunque solidamente attestata. Eppure la triade di «personalismo, esistenzialismo, marxismo», ritenuta da E. Mounier e da J. Lacroix la caratteristica durevole di un’epoca, ha in realtà avuto vita alquanto breve. Con gli anni Cinquanta e Sessanta i tre fratelli nemici si sono trovati sottoposti all’attacco strutturalista vibrato contro la categoria generale di umanesimo. Mentre l’esistenzialismo e il marxismo hanno per diverse strade sostanzialmente concluso il loro cammino, nella realtà della persona si incontra un nucleo inaggirabile che assegna alle filosofie personaliste un’attualità onnitemporale. La persona è infatti primitiva; non si deduce da nulla e non si può ridurre a cosa, a oggetto. «L’io - scrive Berdjaev - prima di tutto è esistente, appartiene al dominio dell’esistenza… L’io prima di ogni oggettivazione è, in virtù della sua natura esistenziale, libertà… È per natura iniziale e primitivo. Ciò che è primo non è, come pensano molti filosofi, la coscienza; è l’io immerso nell’esistenza» (Cinq méditations sur l’existence, 1936).

*****
In Occidente emerge dunque come decisiva la «questione antropologica», ormai prepotentemente affiancatasi alle classiche grandi questioni pubbliche che prendono da tempo il nome di «questione istituzionale democratica» e «questione sociale», le quali hanno dato almeno in Occidente il tono a due secoli di storia. Rispetto a queste problematiche la questione antropologica presenta caratteri più radicali e appare destinata a diventare sempre più pervasiva. Fra i vari modi in cui secondo le epoche la dignità dell’uomo può essere negata, la forma oggi prevalente risulta non più quella del dissolvimento del soggetto nelle relazioni sociali, propria del marxismo, ma quella naturalistico-evoluzionistica ove l’uomo è integralmente ridotto a physis. Egli è messo in questione tanto nella sua base biologica e corporea quanto nella coscienza che forma di se stesso. E ciò non soltanto astrattamente, ma praticamente, perché le nuove tecnologie, e in specie le biotecnologie, incidono sul soggetto, lo trasformano, tendono a operare un mutamento nel modo di intendere nozioni centrali dell’esperienza di ognuno: essere generato oppure prodotto, nascere, vivere, procreare, cercare la salute, invecchiare, ecc. Le scienze cercano di trasmettere una nuova comprensione dell’umano, capace di sostituire quella elaborata dalla tradizione* nota 1.

Sembra però che quanto più le scienze cercano di stringere da presso la conoscenza dell’uomo, tanto più questa si divincoli e sfugga alla presa dei saperi scientifico-analitici, lasciando dietro di sé interrogativi e tensioni. All’inizio della modernità la sfida si era già dispiegata dinanzi all’occhio profondo e scrutatore di Pascal. In un pensiero raramente citato osserva con particolare acutezza: «Avevo trascorso gran tempo nello studio delle scienze astratte, ma la scarsa comunicazione che vi si può avere con gli uomini me ne aveva disgustato. Quando cominciai lo studio dell’uomo, capii che quelle scienze astratte non si addicono all’uomo, e che mi sviavo di più dalla mia condizione con l’approfondirne lo studio, che gli altri con l’ignorarle. Ho perdonato agli altri di saperne poco, ma credevo almeno di trovare molti compagni nello studio dell’uomo. Sbagliavo: son meno ancora di quelli che studiano le matematiche»* nota 2. La situazione contemporanea in cui le scienze umane galoppano e si moltiplicano, sembra falsificare l’assunto pascaliano, tanti sono coloro che prendono a oggetto l’uomo, lo rivoltano come un guanto e presumono di averne esaurito lo studio. Ma l’uomo si fa beffe di ogni antico e nuovo riduzionismo, e costantemente si ri-propone, ossia propone se stesso come domanda vivente e infinita. Il pensiero di Pascal avanza l’impegnativa domanda antropologica pochi anni dopo la separazione cartesiana fra pensiero/mente e corpo/estensione, secondo cui l’io risiede nel pensiero e il corpo - affidato alla contingenza e all’inessenziale - è pronto per essere attribuito alla regia della scienza e a entrare nell’area del dominio tecnico. Il presupposto di non poche utilizzazioni recenti delle scoperte genetiche e biologiche può venire individuato con sicurezza nel dualismo cartesiano, comodo e improbabile come poche altre cose, e verso la cui riproposizione occorre mantenere un’alta vigilanza intellettuale. La semplicistica divisione dei compiti fra scienza e filosofia - alla scienza la res extensa e alla filosofia il pensiero - è diventata un ostacolo al sapere, in specie a quello vertente sulla vita che si rifiuta nella maniera più totale di essere ridotta a mera estensione. In effetti stiamo assistendo a una vera rivoluzione che concerne le sorgenti della vita e che potremmo chiamare rivoluzione del genoma e del Dna. Essa rimette in discussione le nozioni di identità (chi siamo come uomini? chi sono io?), di rispetto della persona, di responsabilità verso se stessi e gli altri, che costituiscono la base della civiltà.

*****
Sembra crescente la persuasione che la concezione scientifica del mondo porterà necessariamente a un paradigma antropologico apertamente naturalistico: l’uomo ridotto, l’uomo come «null’altro che», infine l’uomo come prodotto casuale dell’evoluzione quale ultima parola dell’evoluzionismo nichilistico. Da tale clima culturale non ci si può attendere un approfondimento, ma un impoverimento della questione dei diritti umani e in specie del diritto alla vita, forse in assoluto il diritto più atrocemente violato. Si profila perciò una battaglia essenziale in cui ridare slancio e contenuto alla Dichiarazione universale del 1948 che ha rappresentato una svolta della storia universale: per la prima volta una dichiarazione di principi e di criteri d’azione è stata adottata da Stati che rappresentano un’alta quota dell’umanità. In merito accade qualcosa di singolare: né la Dichiarazione universale, né le singole costituzioni possono offrire una determinazione filosofica del concetto di persona che non rientra nei loro compiti. Nel contempo però il dibattito culturale, gli approfondimenti filosofici e le nuove conoscenze scientifiche contornano ulteriormente il volto della persona, e obiettivamente premono affinché il diritto alla vita venga sempre meglio precisato e difeso sotto il profilo dell’universalità e quello del suo inizio reale. Le domande sono inequivoche: a chi spetta il diritto alla vita, e quando esso effettivamente inizia? Chiamando in causa il diritto alla vita, queste domande e le relative risposte sono chiaramente passibili di determinazione giuridica e di tutela costituzionale.

Diritto alla vita e Costituzione italiana
Dalla situazione sinora dipinta si trae un quadro polare e controverso, che influisce sulla nostra Carta costituzionale e la sua interpretazione: la Carta è fondata sui diritti dell’uomo e sulla dignità della persona, ma in vari ambienti diventa più difficile intendere chi e che cosa sia la persona di cui quasi universalmente si afferma la dignità. Nel 1946-‘47 costituente la questione dei diritti umani era all’ordine del giorno dappertutto, in concomitanza con la preparazione della Dichiarazione universale. Non stupisce perciò che il tema dei diritti dell’uomo percorra in profondità il dibattito dell’Assemblea Costituente e la struttura della Carta, con particolare intensità per il tema della persona e del finalismo dello Stato, intorno ai quali venne costruito l’edificio costituzionale. In merito la prospettiva basilare fu individuata da Giuseppe Dossetti in un indirizzo che «a) riconosca la precedenza sostanziale della persona umana (intesa nella completezza dei suoi valori e dei suoi bisogni non solo materiali ma anche spirituali) rispetto allo Stato e la destinazione di questo a servizio di quella; b) riconosca a un tempo la necessaria socialità di tutte le persone, le quali sono destinate a completarsi e perfezionarsi a vicenda mediante una reciproca solidarietà economica e spirituale; anzitutto in varie comunità intermedie disposte secondo una naturale gradualità (comunità familiari, territoriali, professionali, religiose, ecc.) e quindi per tutto ciò in cui quelle comunità non bastino, nello Stato; c) che per ciò affermi l’esistenza sia dei diritti fondamentali delle persone, sia dei diritti delle comunità anteriormente a ogni concessione da parte dello Stato»* nota 3. Conseguentemente il principio di libertà dell’individuo non può mai essere presentato come l’unico centro della nostra Costituzione in quanto sono co-principi almeno altrettanto importanti la solidarietà, la partecipazione, il personalismo comunitario. La posizione riassunta da Dossetti, che in larga misura si tradurrà nel fondamentale art. 2 della Carta, suo vero architrave (su cui tra poco), coinvolgeva anche la grande domanda sullo scopo dello Stato e della società politica o civile, un tema che finiva per influenzare in profondità e sotterraneamente la direzione ultima della Carta.

*****
In merito permettiamoci una digressione, andando con la mente alla relazione tenuta da Dossetti nel 1951 su «Funzioni e ordinamento dello Stato moderno»* nota 4, in cui si individuava lo scopo dello Stato nel bene comune e nella felicità. Dossetti osserva che lo Stato moderno prende le mosse non da questa idea che si ritrova ancora in Coccejo, bensì da una teoria del fine dello Stato completamente diversa. Scrive Dossetti: «Dall’obiettivo generale assegnato agli Stati di tutti i tempi - dall’obiettivo della conservazione dello Stato - è scomparsa, almeno espressamente, la considerazione della felicità degli uomini che lo compongono. E all’obiettivo specifico che ancora Coccejo affermava, viene invece sostituito un altro obiettivo specifico del nuovo Stato: non più la felicità, ma la libertà»* nota 5. La libertà che diviene lo scopo dello Stato moderno, non è la libertà di sviluppo della persona, bensì soltanto la sua libera autodeterminazione individuale, per cui lo Stato si limita e deve limitarsi a lasciare operare senza alcun vincolo l’individuo. Per questo lo Stato non ha scopo, o che è lo stesso, si limita ad assumere come scopo gli infiniti scopi degli individui che lo compongono. La conclusione è perciò che lo Stato moderno manca di un finalismo: né esso né il suo ordinamento giuridico hanno uno scopo, a meno appunto di integrare lo scopo della libertà in un quadro più completo e autentico.

*****
Riprendiamo il cammino, volgendoci all’art. 2 della Carta: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». È un’idea del personalismo comunitario che, oltre ai diritti delle singole persone, esistano diritti delle comunità; famiglia, comunità religiosa, comunità di lavoro, ecc. L’articolo, mentre apre nuovi riferimenti e spazi di libertà per la dinamica sociale, indica un nuovo modello organizzativo dello Stato, diverso da quello degli Stati liberali, e rappresenta una sorta di norma primaria destinata a orientare l’interpretazione degli altri articoli e la produzione delle norme. Secondo Aldo Moro l’articolo 2 è la chiave di volta della nostra Costituzione, il criterio fondamentale di interpretazione di essa. È attraverso l’art. 2 che l’intero schieramento dei diritti umani mette piede nella Carta e le offre il più solido appiglio, introducendo la questione del diritto alla vita in rapporto ai diritti dell’uomo. È impossibile dubitare che tra i diritti dell’uomo non vi sia - primario - il diritto alla vita che con la dignità umana e l’eguaglianza sono alla base della civiltà e della moderna cultura giuridica e costituzionale. Introdotto il diritto alla vita si pone immediatamente la domanda su chi ne sia il titolare, se l’uomo o la persona o il concepito: il diritto alla vita dell’uomo, quello della persona, quello del concepito sono diritti diversi oppure un unico e stesso diritto, in ragione dell’identità ed equiestensionalità di essere umano, persona e concepito? È possibile discriminare tra soggetto nato e soggetto concepito? Siamo dinanzi a un grande problema di bioetica e di biodiritto, e dunque al centro del disegno e dei valori costituzionali. Sul tema è opportuno interrogare due sentenze della Corte costituzionale: la sentenza 27/1975 e la sentenza 35/1997 che a distanza di vent’anni si differenziano notevolmente l’una dall’altra.

La sentenza 27/1975 sul reato di aborto previsto dal codice penale del 1930 rende possibile l’interruzione della gravidanza quando l’ulteriore gestazione implichi danno o pericolo grave per la salute della madre. Su tale tema la Consulta ha cercato un bilanciamento tra tutela del concepito (art. 31.2 sulla protezione della maternità) e art. 2 da un lato, e tutela della madre in base agli art. 31 e 32, sino a pervenire all’asserto: «Non esiste equivalenza tra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare». Asserto decisivo, appunto, ma molto discusso perché introduce una categoria filosofica come quella di persona in un contesto giuridico, impiegandola come criterio di discriminazione. D’altra parte il riferimento della sentenza all’art. 2 e ai diritti dell’uomo conduce a pensare che al concepito sia riconosciuta la titolarità dei diritti umani, tra cui un generico diritto alla vita, mentre alla madre il diritto alla vita e alla salute tanto fisica come psichica. In effetti il riconoscimento di un conflitto di diritti tra concepito e donna, risolto poi a favore della donna, rende chiara l’esistenza di due diritti e l’idea che il concepito non è un «signor nessuno». La sentenza non nega l’umanità del concepito, né l’esigenza di tutelarne la vita, dal momento che non trova ormai alcun appiglio ritenere il concepito una mera res o portio viscerum della donna, che sia per lei completamente disponibile. Il perno della sentenza sta nell’escludere che il concepito sia persona; è forse genericamente un essere umano, non una persona, e questo decide dello sbilanciamento a favore della madre. Il nodo ultimo e «filosofico» della sentenza che la rende incerta e debole è che ricorre al concetto di persona, senza illustrarlo e spiegarlo. In ogni caso rimangono forti le domande: è valida la distinzione tra uomo e persona presupposta dalla sentenza? Diritti dell’uomo e diritti della persona non sono la stessa cosa? Se il diritto alla vita e il corrispondente rispetto della stessa vale per ciascuno, non si può introdurre un diritto alla vita della persona e un non-diritto o un minor diritto alla vita dell’essere umano come «non-ancora-persona».
Nella sentenza 35/1997 la Corte si trovò dinanzi a una richiesta di referendum radicale mirante alla pura e semplice soppressione di ogni regolamentazione legale dell’Ivg e alla sua liberalizzazione. La Corte si pose nella prospettiva di esaminare le esigenze costituzionali di difesa della vita del concepito, e in tal senso l’espressione «diritto alla vita» ricorre varie volte nella sentenza. Il riferimento all’art. 2 è esplicito e così l’assunto che la vita umana debba essere tutelata sin dal suo inizio, un principio che ha conseguito nel corso degli anni sempre maggiore riconoscimento, anche sul piano internazionale e mondiale. «Così pure si è rafforzata la convinzione, insita nella Costituzione italiana, in particolare nell’art. 2, secondo la quale il diritto alla vita, inteso nella sua estensione più lata, sia da iscriversi tra i diritti inviolabili, e cioè tra quei diritti che occupano nell’ordinamento una posizione, per dir così, privilegiata, in quanto appartengono - per usare l’espressione della sentenza n. 1146 del 1988 - “all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana”». Nella sentenza non ricorre il termine «persona»: il riferimento della Corte è al diritto alla vita, non alla categoria di persona, e tale diritto, uguale per tutti e per ciascuno, è unitario e indivisibile. D’altra parte non vi è nella Carta o in sentenze della Corte l’esplicita menzione secondo cui possano esservi uomini che non siano persone, né la Corte sembra ritenere che il concepito non sia un essere umano: il riferimento a chi è già persona e a chi lo deve diventare è venuto meno, mentre è stato ribadito che non sono abrogabili le disposizioni legislative ordinarie a contenuto costituzionalmente vincolato* nota 6.

*****
Lo scorrere del tempo e l’interpretazione evolutiva manifestano con chiarezza la necessità di sostenere ancora più saldamente nella nostra Carta il valore intangibile del diritto alla vita del concepito, anche a motivo del fatto che il progresso delle conoscenze ha svelato un ampliamento degli estremi dell’esistenza, che ormai non sono più la nascita e la morte, ma il concepimento e la morte. Come procedere a questo passo avanti decisivo? Come rendere più cogente il rispetto del diritto alla vita e la sua portata entro il quadro dei diritti dell’uomo sia come singolo sia come inserito nelle formazioni sociali? «La vita umana deve essere tutelata sin dal suo inizio» (sentenza 35/1997), questo è l’esito ultimo cui deve approdare la nostra Carta, nel senso che il diritto alla vita in ogni sua fase, dal concepimento alla morte, deve essere oggetto di specifica salvaguardia costituzionale. Non pochi costituzionalisti ritengono esaurito il potere costituente, di modo che il destino della Carta del 1948 sarebbe affidato non a una fase di rottura rivoluzionaria, ma a un trattamento evolutivo, realizzato dai poteri costituzionali che, esercitando un’attività di revisione parziale entro un quadro già dato, procedono a perfezionare, espandere, precisare. Forse questa è la strada opportuna per murare in maniera finale il principio del diritto alla vita di ciascuno, incluso il concepito. Attraverso conflitti e contrasti il grande dibattito novecentesco su persona, personalismo e antipersonalismo, consegnato ormai al Ventunesimo secolo, è servito e deve servire non solo a mettere in luce il carattere radicale e originario dell’esser-persona, ma pure in modo specificamente intenso e giuridicamente decisivo l’universalità del diritto alla vita e il suo radicarsi nel momento del concepimento.

Note
1) Per un’estesa elaborazione sulla persona e la sua filosofia rinvio a V. Possenti, Il Principio-persona, Armando, Roma 2006; 2) B. Pascal, Pensieri, n. 176, ed. Serini, Mondadori, Milano 1970, p. 135; 3) Assemblea Costituente, Atti della Commisssione per la Costituzione, VI, p. 322s.; 4) Cfr. AA. VV., Funzioni e ordinamento dello Stato moderno, III convegno nazionale di studio dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, Atti in Iustitia, agosto-dicembre 1952; 5) Ivi, p. 243; 6) Collegato al diritto alla vita è il diritto all’integrità personale che include l’integrità del proprio patrimonio genetico. In merito vedi la Dichiarazione universale sulla bioetica e i diritti umani dell’Unesco (13 ottobre 2005, art. 8), e in certo modo la Dichiarazione universale sul genoma umano e i diritti umani (Unesco, 11 novembre 1997) che all’art. 11 esclude come contraria alla dignità umana la clonazione a scopo riproduttivo.www.liberal.it

Schiodare gli altri sui valori.....

Casini: “Schiodare gli altri sui valori: questo mi interessa” Casini: “Schiodare gli altri sui valori: questo mi interessa”L’intervista al leader dell’Unione di Centro Pier Ferdinando Casini su ‘Avvenire’.


«Ho sentito Berlusconi porre il tema del quoziente familiare...Vada avanti, noi lo sosterremo! La nostra non sarà un’opposizione ideologica, distruttiva, sfascista. E a Silvio posso fare una promessa: guarderemo il lavoro che farà a Palazzo Chigi senza pregiudizi».
Il quoziente familiare è solo una delle sfide che avvicinano Pier Ferdinando Casini a Silvio Berlusconi e il leader dell’Unione di centro lo sottolinea con serenità, senza il timore che tutto ciò sembri un primo passo verso una nuova collaborazione.
«A me interessa il centro. Non il centrosinistra. Non il centrodestra», ripete l’ex presidente della Camera deciso a chiarire che dietro i ‘faccia a faccia’ privati con i principali leader del Pd non si agitano retroscena. Oggi conta il programma e Casini sembra indicare a Berlusconi una serie di priorità.
«C’è l’alta velocità, c’è il ritorno al nucleare, c’è il tema della sicurezza, c’è l’abolizione delle province, e poi c’è l’adeguamento dei salari al costo della vita... Questi sono obiettivi anche dell’Udc e sarebbe assurdo se non fossimo pronti a sottoscriverli, a sostenerli».
Prende fiato il leader dell’Unione di centro chiude quel ragionamento: «Vede, è importante che ci sia in Parlamento una forza capace di ragionare non secondo etichette ideologiche, ma sempre privilegiando la concretezza programmatica».


Torniamo agli incontri con D’Alema, Veltroni, Rutelli.. Per Rotondi lei si starebbe preparando a sostituire Prodi alla guida di un centrosinistra nuovo...
Sciocchezze, soltanto sciocchezze. Io sono radicato nel Ppe e mi muovo in quell’area, il Partito democratico sarà, invece, una delle forze del socialismo europeo...

Cambiamo versante: una serie di intese programmatiche potrebbe riavvicinarla a Berlusconi?
Andiamo per ordine. Berlusconi ha vinto. In maniera netta, forte, inequivocabile e ora non ha più alibi: deve governare. Io lo osserverò con un misto di curiosità e scetticismo. Ma la curiosità ha in sé un elemento positivo... Sono senza pregiudizi, pronto a sostenerlo con decisione; ma anche deciso a non concedergli nulla e determinato a incalzarlo in Parlamento se dovesse deragliare dalla strada maestra.

Insisto: Udc e Pdl potranno incontrarsi ancora?
Insisto anche io: tutto è assolutamente prematuro. Intanto vediamo la composizione del governo, le scelte per le presidenze di Camera e Senato, la chiusura della vicenda del Commissario europeo... Devo essere onesto: qui Berlusconi non mi ha convinto.

Si spieghi
Berlusconi sbaglia a tenere per il Pdl le due presidenze. E motivare la retromarcia spiegando che il Capo dello Stato è stato eletto solo da una parte politica è soltanto un alibi: Napolitano è garante di tutti. E anche la Lega lo ha ricordato in queste ore.

Passi alla vicenda del successore di Frattini...
Serve il coinvolgimento delle opposizioni.

Vi hanno cercato? Dovrebbero farlo?
No non ci hanno cercato, ma sia chiaro: io non sollecito nessuno. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa privilegiando le idee alle poltrone e sarebbe assurdo se adesso...

D’Alema è venuto a trovarla: avete parlato di Legge elettorale e di modello tedesco?
D’Alema è una persona intelligente con cui parlo sempre volentieri, ma la storia di un confronto sulla legge elettorale è fuori dal mondo... Lo sa qual la mia speranza? I temi che riguardano la vita degli italiani dovranno avere una corsia preferenziale rispetto a quelli istituzionali. Molte famiglie non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, c’è da difendere il potere d’acquisto... Non penso che gli italiani possano vivere con dibattiti astratti sulle riforme istituzionali. E poi...

Che cosa, presidente?
Questa legge elettorale ha un solo vero difetto: la mancanza delle preferenze. Ma ora voglio riprendere fiato: siamo gli unici ad aver retto al richiamo del voto utile e su questi 2 milioni di voti possiamo costruire qualcosa di grande. Entro la fine dell’anno immagino un congresso per lanciare la volata delle europee.

Che cosa vi chiedono questi elettori Di aprirci, di rinnovarci... E poi attenzione per certi valori, per un progetto di modernizzazione dell’Italia. Vogliono una forza moderata che non si regga sulle ondate pubblicitarie e che non venga accecata da pregiudizi ideologici…www.noipress.it

postato da: udcbonatesopra alle ore 14:51 | link | commenti
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giovedì, 01 maggio 2008

Redditi 2005 a Bonate sopra....

qui

REDDITI BERGAMO 2005
postato da: udcbonatesopra alle ore 11:14 | link | commenti
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domenica, 27 aprile 2008

Giovani al Centro....

Prima Casa: giovani e contributi...

come ottenere i contributi : qui

ScreenHunter_01 Apr. 27 19.11















......partire dai giovani: al Centro

ScreenHunter_06 Apr. 26 19.45





















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postato da: udcbonatesopra alle ore 18:17 | link | commenti
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martedì, 15 aprile 2008

Unione di Centro:parte da qui.

06042008(027)Hanno tentato di scardinare il nostro partito, ma non ce l'hanno fatta.

Hanno pero' raggiunto un obbiettivo: motivare fortemente molti nostri militanti impegnati in questa campagna elettorale schiaccia-sassi.

Siamo rimasti l'unico partito libero in parlamento, libero di portare avanti le nostre proposte, i nostri ideali.

Abbiamo altri appuntamenti nei prossimi mesi e dobbiamo utilizzare la nostra carica ideale per affrontare altre sfide con rinnovato vigore.

Partiamo dagli amministratori, dagli iscritti per strutturare meglio il nostro partito nella provincia.

Partiamo dal primo deputato che Bergamo ci ha dato..

Avanti cosi. Il Centro esiste, il Centro nasce. Gli elettori ce lo hanno chiesto e lo hanno confermato con il loro voto.
postato da: udcbonatesopra alle ore 10:48 | link | commenti
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lunedì, 14 aprile 2008

UNIONE DI CENTRO: UNA FORZA VIVA

logo udcUnione di Centro rimane forza viva, lanciata in mare aperto da sola, conferma la sua vitalita'.

Adesso inizia il lavoro sul territorio per consolidare questo primo risultato.

Terzo polo: una realta' da oggi.

Fedeli ai nostri valori, forza di pace e liberta'.
postato da: udcbonatesopra alle ore 20:10 | link | commenti
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venerdì, 11 aprile 2008

istruzione voto ai seggi

scarica la brochure per le istruzioni ai seggi  >>>>qui   INDICAZIONI PER I RAPPRESENTANTI DI LISTA
postato da: udcbonatesopra alle ore 09:31 | link | commenti
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giovedì, 10 aprile 2008

Pezzotta a Bonate Sopra

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Il consigliere regionale Bonfanti, il segretario di Zona Ubiali, il capolista alla Camera Pezzotta,il candidato al Senato Rottoli


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postato da: udcbonatesopra alle ore 08:59 | link | commenti
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Pezzotta a Bonate Sopra

postato da: udcbonatesopra alle ore 07:13 | link | commenti
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